OCCHI UCCISI

Rufina Amaya
11 dicembre 1981.
Soldati del battaglione Atlacatl, esercito del Salvador, paese governato con violenza da Josè Napoleon Duarte, armati con fucilia utomatici M-16, nuovi nuovi, gentilmente forniti dall'amico paese che ha per capitale Washington, entrano a El Mozote con la scusa di cercare componenti il Fronte di Liberazione Farabundo Martì (FMNL).
Quelli dell'FMNL, anche se in misura minore rispetto ai governativi, si macchiano di azioni sanguinose, quindi fanno parte dei nemici combattuti dagli USA negli anni '60 - '70 - '80 in tutto il Centro America in quanto, tra l'altro, filo-comunisti. Ronald Regan arriva a dire: <Managua è più vicina ad Halingen in Texas di quanto Harlingen sia vicina a Washington>, dando ad intendere che il Nicaragua è pronto ad invadere gli Stati Uniti.
Architetto principale delle angherie Usa in Centro America in quell'epoca è un certo Jonh Negroponte.
Su un lato della piazza, al centro di El Mozote, la gente infreddolita stà uscendo dalla chiesetta.
I militari irrompono e costringono tutti pancia a terra. Le donne vengono portate con i bambini nelle case di Marqes e di Benito Diaz, gli uomini, invece, nella chiesa. La notte passa.
Prima che abbia inizio la strage, arriva un elicottero dal quale scendono delle persone. Gli uomini prima e successivamente le donne, tutti vengono torturati.
I soldati sparano su ogni cosa si muova. Oggi, oggetti rotti e ancora sparsi, muri, porte e finestre bucherellati sono tutto ciò che rimane a testimonianza di quel giorno.
No!
Rufina Amaya è sopravissuta e cantilenando racconta: - Io avevo i miei tre figli intorno, di cui una bimba che ancora allattavo, me li strapparono, così, come fecero alle altre madri, e li portarono in chiesa. Io li sentivo urlare "mammina, mammina, aiutaci, ci stanno ucidendo con i coltelli".
Filmati girati nei giorni successivi da volontari, mostrano abiti induriti dal sangue rappreso che vengono sollevati mostrando i corpi sgozzati dei bimbi
400
Tra i volontari c'è Santiago Consalvi, giornalista oppositore del regime, raccontando quelle scene le definisce con una sola parola <...dantesche...>
Rufina, inginocchiata in fila con le altre donne, in attesa del colpo di pistola alla nuca o della coltellata che porrà fine alle ancora udibili strilla dei bimbi, con lo sguardo segue un sentiero che pare terminare in mezzo ad animali al pascolo, aprofittando del sopraggiunto buio, lo segue strisciando. Scava un buco per terra, per non farsi sentire vi infila la testa e... urla. Le sparano ma riesce a dileguarsi e dopo sei giorni selvaggi in mezzo alla foresta, viene raccolta da una contadina che con i figli vive in una grotta.
<...il battaglione Atlacatl fu in effetti addestrato da militari degli Stati Uniti nel 1981. Furono addestrati un totale di 1383 soldati. L'addestramento fu condotto nel Salvador>. Parole tratte da un documento che il sottosegretario alla Difesa Carl W. Ford spediva nel 1990 all'On. Jonh Joseph Moakley in Campidoglio.
I soldati delle truppe scelte Atlacatl, erano degli psicopatici che nelle 48 ore che seguirono il loro ingresso a El Mozote, uccisero 1200 persone con il sostegno della nazione che si è posta alla guida della "Guerra al Terrorismo".
Ford dichiara che l'addestramento degli ultimi 150 soldati dell'Atlacatl viene interrotto il 13 novembre 1989, anno in cui il famigerato battaglione firmerà la sua "ultima?" strage. Nei locali dell'Università Cattolica di Managua vengono massacrati sei intellettuali gesuiti e due perpetue.
Ulteriori evidenze sull'esatto numero delle vittime e su chi fossero i responsabilio dell'eccidio, sono di pubblico dominio e sono redatte nei rapporti della "Commission on the true for El Salvador", creata in seguito alla Mediazione di Pace dell'ONU il 16 gennaio 1992.
Capelli lunghi, raccolti in una coda di cavallo, un po' sovrappeso, bassina, Rufina donna dagli occhi vuoti, donna dagli occhi uccisi.
Liberamente da me tratto dal libro "Perché ci odiano" di Paolo Barnard, edizioni BUR.
Paolo perdonami, non ce l'ho fatta a trattenermi.
Dedicato alle 1200 vittime di El Mozote
Dalle Ande (lettera di Annalisa)

Cari amici... vorrei condividere con tutti voi le parole di Silo in occasione dell'Inaugurazione del Parco di Punta de Vacas, sule Ande,
Solamente quattro volte in quasi quarant'anni siamo riusciti a comunicare pubblicamente da qui, da questo desolato paraggio montuoso, la prima volta è stato nel 1969, ed oggi vediamo incise in diverse lingue queste steli che ricordano quel che è stato detto allora.
L'i c'è la sintesi di un sistema di pensiero e d'azione che si espresse in diverse forme, in diversi tempi e in diversi luoghi del mondo, in quell'epoca abbiamo parlato della differenza che esiste tra dolore fisico e la sofferenza mentale e abbiamo considerato la Giustizia e la Scienza messe al servizio del progresso della società come unica strada per mitigare e far retrocedere il dolore nei nostri corpi. Ma con la sofferenza mentale, diversa dal dolore fisico, succedeva che non la si poteva far sparire per la sola azione della Giustizia e della Scienza. Il continuo impegno per far progredire la Giustizia e la Scienza nella società umana dava dignità alle migliori cause. Nello stesso modo nel cercare di vincere la sofferenza mentale si faceva uno sforzo così importante quanto quello volto a superare il dolore fisico.
Da allora sosteniamo che gli sforzi per superare il dolore fisico e la sofferenza mentale sono i più degni sforzi di ogni impresa umana.
Con centinaia di migliaia di carissimi amici abbiamo dato vita all'impegno di Umanizzare la Terra . Che cosa ha significato per noi "Umanizzare la Terra"? Ha significato per noi mettere come massimo valore la Libertà Umana e come massima pratica sociale la Non Discriminazione e la Nonviolenza.
Nel tentare di Umanizzare la Terra non ci siamo esclusi dagli obblighi che richiedevamo agli altri, di fatto ci siamo imposti come norma di comportamento l'esigenza di trattare gli altri come volevamo essere trattati.
Adesso ci siamo proposti una pausa nel cammino, una pausa nel cammino di umanizzazione per riflettere sul senso della nostra esistenza e delle nostre azioni.
Abbiamo pellegrinato fino a questo paraggio desolato cercando la Forza che alimenti la nostra vita, cercando l' Allegria nell'agire e cercando la Pace Mentale necessaria per progredire in questo modo alterato e violento.
In queste giornate stiamo rivedendo le nostre vite, le nostre Speranze e anche i nostri Fallimenti, con il fine di pulire la mente da ogni falsità e contraddizione.
Darci questa opportunità di revisionare aspirazioni e frustrazioni è un esercizio che dovremmo effettuare anche una sola volta nella vita, almeno una volta nella vita, un esercizio che dovrebbero fare tutti coloro che cercano di avanzare nel loro sviluppo personale e nella loro azione nel mondo .
Queste sono giornate di Ispirazione e di Riflessione. Riconciliazione sincera con noi stessi e con coloro che ci hanno ferito. Riconciliazione profonda con noi stessi e con coloro che ci hanno ferito.
In queste relazioni dolorose che abbiamo subito non stiamo cercando di perdonare né di essere perdonati. Perdonare presuppone che una delle parti si collochi in un'altezza morale superiore e che l'altra parte si umili di fronte a chi perdona.
Ovviamente il perdono è un passo in avanti rispetto alla vendetta , ma non quanto la riconciliazione.
Non si tratta neanche di dimenticare i torti subiti. Non è il caso di tentare di falsificare la memoria , è invece il caso di cercare di capire cosa é successo per entrare nella tappa superiore della riconciliazione.
Non si ottiene nulla di buono, né personalmente né socialmente, con l'oblio o il perdono .
Nè oblio, nè perdono, perché la mente rimanga fresca e attenta senza simulazioni, nè falsificazioni.
Ora stiamo considerando il punto più importante della Riconciliazione che non ammette contraffazioni. Se cerchiamo la riconciliazione sincera con noi stessi e con coloro che ci hanno ferito intensamente è perchè vogliamo una trasformazione profonda delle nostre vite. Una trasformazione che ci allontani dal risentimento in cui, in definitiva, nessuno si riconcilia con nessuno e nemmeno con se stessi.
Quando riusciamo a comprendere che dentro di noi non vive un nemico, ma un essere pieno di speranze e fallimenti, un essere nel quale vediamo in corta successione di immagini, bellissimi momenti di pienezza e momenti di frustrazione e risentimento.
Quando arriviamo a comprendere che il nostro nemico è anche lui un essere che ha vissuto con speranze e fallimenti, un essere che ha vissuto bellissimi momenti di pienezza, di frustrazioni e risentimenti, allora vorrà dire che stiamo usando uno sguardo umanizzante sulla pelle della mostruosità.
Questo cammino verso la Riconciliazione non sorge spontaneamente, cosí come quello verso la Nonviolenza entrambi hanno bisogno di una grande comprensione e richiedono anche il sorgere di una ripugnanza fisica della violenza.
Non saremo noi a giudicare gli errori, propri o quelli degli altri, a questo penserá la retribuzione umana e la giustizia umana e sarà l'altezza dei tempi ad esercitare il suo dominio. Ma io non voglio giudicarmi né giudicare... voglio comprendere in profonditá per pulire la mia mente da ogni risentimento.
Riconciliare non è dimenticare nè perdonare, ma è riconoscere ciò che è successo, è capire e proporre a se stessi di uscire dal circolo del risentimento.
E' passare lo sguardo riconoscendo gli errori propri e degli altri.
Riconciliarsi è proporsi di non passare due volte sulla stessa strada, ma disporsi a riparare doppiamente i danni occasionati.
Ma è evidente che non possiamo chiedere a coloro che ci hanno offesi di riparare doppiamente i torti che ci hanno fatto. Nonostante tutto è un buon compito fargli vedere la catena di pregiudizi che si trascinano nella loro vita. Facendo questo ci riconciliamo con colui che abbiamo sentito come nemico, anche se questo non porterà l'altro a riconciliarsi con noi, essendo questo parte del destino delle sue azioni sulle quali noi non possiamo decidere.
Stiamo dicendo che la riconciliazione non è reciproca tra le persone e inoltre, che la riconciliazione con se stessi non ha come conseguenza che gli altri escano dal loro circolo vizioso, sebbene siano evidenti i benefici sociali di tale presa di posizione individuale.
Il tema della riconciliazione è stato centrale in queste nostre giornate, ma sicuramente ci son stati altri avanzamenti nel p ellegrinaggio fisico in un paesaggio sconosciuto che sicuramente ha risvegliato paesaggi profondi. Avanzare é sempre possibile se il proposito che ci spinge al pellegrinaggio è una disposizione verso la rinnovazione o meglio una disposizione verso la trasformazione della propria vita.
In questi giorni abbiamo passato in rassegna le situazioni che consideriamo più importanti per la nostra vita e se abbiamo identificato questi momenti setacciandoli attraverso la riconciliazione, pulendoli dai risentimenti che ci legano al passato avremo fatto un buon pellegrinaggio fino alla fonte del rinnovamento e della trasformazione.
Non dimentichiamo le piccole frasi che sono sorte dentro di noi, non dimentichiamo le ispirazioni che ci sono giunte all'improvviso, non dimentichiamo di annotare le verità che siamo riusciti ad intravedere e attraverso le quali abbiamo visto danzare nel nostro camminare o che abbiamo visto nei nostri sogni riparatori alla fine del nostro pellegrinaggio, queste frasi, queste intuizioni e queste verità danzanti, sono ispirazioni che siamo pronti a ringraziare e sono ispirazioni che ci invitano ad andare oltre nelle nostre esperienze, non solo di riconciliazione, ma anche di superamento delle contraddizioni, delle debolezze e dei timori .
Faccio voti affinchè le nostre ricerche e le nostre scoperte ci infiammino e ci motivino profondamente .
Per finire devo dire che riconosco e voglio condividere con tutti questa situazione che è simile a quella che abbiamo descritto in una delle nostre Esperienze G uidate:
"Ritorno al mondo con la fronte e le mani luminose, e così accetto il mio destino, lì stanno il cammino ed io, umile pellegrino, che ritorna dalla sua gente. Io che torno luminoso alle ripetitive ore del giorno, al dolore dell'uomo e alla sua semplice allegria, io che do con le mie mani ciò che posso, che ricevo l'offesa e il saluto fraterno, canto al cuore, che dall'abisso oscuro rinasce alla luce dell'anelato Senso."
Il portatore sano d'ombra
| Sono un portatore d'ombra. Un portatopre sano d'ombra o un portatore d'ombra sana? Mi muovo o sto fermo un po' d'ombra la faccio, come tutti. Siamo tutti uguali perché abbiamo un'identica ombra o sono solo le ombre ad essere uguali? |
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Siamo uguali in quanto esistiamo senza esistere, siamo l'illusione di ciò che siamo altrimenti verremmo considerati sempre nel medesimo modo. Invece no, ad alcuni risultiamo simpatici, ad altri, antipatici, c'è chi ci ama senza conoscerci bene e chi ci odia con le stesse modalità. Siamo un'illusione, prima era un concetto che non tanto mi appariva chiaro per quanto spesso ne ho letto, ora ne sono sicuro. Sono un'illusione in quanto prima non sapevo nemmeno di esistere se non quando mi relazionavo con altri oppure davanti ad uno specchio. Guardavo me cercando il brufolo che avrei preferito non ci fosse e se lo trovavo... cick, lo schiacciavo. Guardavo me per decidere se e perché radermi. Non cerco il perché dettato dalla praticità o dal desiderio di evitare che , come spesso mi succede, i peli mi si riinfilino sotto pelle, quasi a sfuggire all'azione del rasoio. A volte non ho brufoli, ne peli incarniti, non fa troppo caldo ne mi da fastidio questa, continuamente in crescita, barba, eppure mi rado. Mi rado per perpetuare l'illusione di essere un portatore d'ombra. |
| Non faccio troppo male. Non faccio troppo bene. Sono abbastanza contento di come sono ma sarò più contento quando, disteso a terra, quest'ombra, riusciro a sollevarla. |
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