A Rosario

Due miei amici vogliono molto bene ad una persona, siccome io voglio molto bene a loro, voglio anche io molto bene a questa persona.
Spesso, ultimamente, richiamiamo la nostra attenzione su costei in quanto la salute le sta facendo degli scherzi poco carini, per cui ci proponiamo spesso di pensare a lei cercando di indirizzarle energie positive che, in qualche modo, giungendole, possano farla stare meglio.
Durante una delle mie passeggiate sinaptiche mi sono trovato a pensare a lei e a quando avemmo una discussione sull'abitudine di fumare sigarette.
Questa signora cercava di farmi capire il perché, per lei, non fosse importante smettere questa abitudine, dalla quale io mi sono liberato anni fa.
Pensando a lei e a questi dialoghi mi sono perso nel ragionamento che segue.
Mi trovo su un piano bianco, infinito.
Si estende a perdita d'occhio davanti a me come dietro a me; alla mia destra come alla mia sinistra.
Cammino, non so da quanto e, di tanto in tanto, incontro una rampa, bianca anch'essa, che sembra portare ad un livello superiore. Qualcuna l'ho anche percorsa, per un tratto, fino ad accorgermi che portava a niente.
Sono tornato indietro per continuare il cammino sul candido piano, senza una meta precisa.
Da poco ho intuito che, effettivamente, una rampa che mi porta ad un livello superiore esiste davvero.
So di aver ragione, d'aver preso la direzione giusta, lo sento e ho fiducia di trovare quella rampa proprio nella direzione verso la quale sto andando.
Su quel grande piano bianco la velocità è un concetto che niente ha a che vedere con quello che intendiamo normalmente.
Quando incontro qualcuno ho giusto il tempo di percepirne la presenza.
Qualcuno partito prima di me e fermatosi momentaneamente; un altro dopo di me ma con passo più celere; un altro ancora entrato da un'altra parte vicino al punto in cui mi trovo in un dato momento.
Per uno scambio più comodo di opinioni, per ora, necessito di un corpo e della vita sulla terra, al piano superiore, probabilmente, esiste un livello di consapevolezza che, per me, è ancora di la a venire.
C'è qualcosa, da qualche parte al piano superiore, che mi ha affidato un corpo per fare esperienze altrimenti impossibili da vivere.
Questo essere, probabilmente, altri non è che il mio "se", e potrà essere completo, almeno in questa fase, quando io, qui, su questo piano, saro liberato.
Riuscirò a liberarmi eliminando ogni mia contraddizione?
Molte persone le ho incontrate fuggevolmente ed una di queste danneggiava il proprio corpo fisico con una pratica che anche io, per un arco di tempo abbastanza lungo, ho attuato.
Ho raccontato a questa persona come e perché avevo smesso quella pratica con l'intento di persuaderla a smettere.
Pur dandomi, per certi versi, ragione, mi ha riferito che per lei, le cose importanti erano altre.
Ho pensato che stesse parlando del nutrire il proprio spirito più che il proprio corpo, quindi, quella pratica, per quanto potesse minare il suo corpo, teneva più leggera la sua mente.
Questa persona, per la quale nutro grande rispetto in quanto percepisco che sta percorrendo il grande piano bianco con tanta consapevolezza, ora ha smesso di danneggiare il proprio corpo con quella pratica.
Il suo corpo sta subendo delle modifiche che hanno richiesto l'arresto di quella pratica, per non compromettere e quindi, anticipatamente, interrompere la ricerca della propria rampa che la condurrà al piano superiore pur senza comprendere che, quella pratica, danneggiasse anche il proprio spirito.
Io, come sicuramente lei, crediamo non si debba arrecare ad altri individui, che in vari punti stanno camminando sul grande piano bianco o sulla tonda terra, danni che non si desidererebbe subire.
Ora le vorrei dire che quella esperienza, pur praticandola su di se, con altrettanta importanza di pensiero, non la si vorrebbe praticare su un altro individuo, quindi allontana dall'essere liberi in quanto contraddittoria.
Non si inoculerebbero mai le sostanze che quella pratica potrebbero danneggiare il proprio corpo, in quello di un'altra persona.
Per non essere in contraddizione, nella maggior parte dei casi, non bisogna fare ad altri ciò che non si vorrebbe subire, a volte però, bisogna partire dal presupposto contrario, non bisogna arrecare a se stessi danni che non si vorrebbe arrecare ad altri
Questo per dire che se non siamo un tutt'uno con tutti gli altri, si rischia di salire sempre la rampa sbagliata, a volte essa ti può condurre in alto anche per molto tempo ma, immancabilmente, condurrà nel vuoto e si dovrà tornare indietro per cercarne un'altra.
Questo forse non è male, in quanto proprio la ricerca della rampa può essere di per se stesso appagante, è probabile , però, che anche al livello superiore vi siano nuove rampe e se non lo raggiungiamo, non lo sapremo mai.
Quando percepirò come reale che colui che sta facendo questa esperienza sul grande piano bianco, sta utilizzando il cervello all'interno del mio corpo, forse sarò vicino a capire cosa è il mio "se".





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