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Categorie Riflessioni

HIKIKOMORI

by maxtraetto (06/09/2009 - 16:52)


Letteralmente si intente per hikikomori una persona che tende ad isolarsi.
Il Dott. Tamaki SAITO, un esperto in questo argomento, ritiene che sia un fenomeno analogo
a quello che succede in occidente dove però i giovani tendono a vivere senza una fissa dimora.
In Giappone, dove il fenomeno è stato per la prima volta identificato,
i figli tendono a rimanere in famiglia, in Italia li si chiama "mammoni", in paesi dove per cultura si tende a crescere i figli tenendoli a lungo in casa, per essere da
loro accuditi in vecchiaia, li si chiama "parasite singles".
E' facile che parte di questi "parasite singles" diventi hikikomori, più difficile che succeda in occidente, dove lo scopo  principale dei genitori è quello di offrire ai figli, il maggior numero possibile di opportunità di affrancamento dalle cure familiari.
In occidente è facile che i giovani senza offerte migliori, cedano ad abbondanti bevutedi alcolici; a manifestare il proprio disagio con atteggiamenti violenti. In Giappone, più che cedere alla violenza,  si lasciano andare all'apatia, a considerare il mondo esterno
non adatto alla loro presenza, questo atteggiamento di isolamento, causato da un intrinseco
senso di superiorità, se non altro, li allontana dal suicidio, svolta che sembrerebbe
obbligatoria davanti ad un estremo desiderio di isolamento che, invece, il forte narcisismo inibisce.
Il mio pensiero è orientato verso una paura, da parte dei genitori, di un mondo esterno dove
primeggiano violenza, alcol e droghe; dove un tempo si vedeva, nell'autoisolamento di un figlio,
un fatto da eliminare stimolandolo il più possibile a svolgere una vita sociale più ricca e varia
possibile, oggi si tende ad evitare ai figli i problemi che proprio le generazioni di genitori attuali
hanno messo in atto con un consumismo sfrenato portato alle più estreme conseguenze.
Finché sono i figli degli altri a comprare oggetti inutili, finché sono gli altri che devono avere figli
consumatori sfrenati di ogni cavolata, vendita utile a noi per mantenere un nostro ritmo di consumi diventato
estremamente edonistico, tutto va bene, quando invece sono i nostri figli a diventare potenziali
vittime di un mercato sfrenato, allora riteniamo più salutare che essi perdano più tempo davanti al monitor di un computer piuttosto che vivere all'esterno, correndo il rischio che diventino vittime, loro per primi, di quel sistema che noi stiamo perpetrando.
Una volta si diceva:
-Esci, vai a giocare i cortile, non ti respirare solo aria viziata, vai a farti una corsa che fuori si sta meglio.
Oggi tendiamo a  dir loro:
- Stai a casa, che vai a fare in strada, con tutti quei tossici che girano, mi hai rotto le scatole che volevi  il gioco al computer e ora nemmeno lo usi.
Praticamente noi stiamo generando dei mostri incapaci di relazionarsi con gli altri, inzuppandoli di timori che noi stessi creiamo per conservare stili di vita che, per vittime prime, hanno proprio i nostri figli.
Ora che cosa succederà?
Chiederemo supporto alle case farmaceutiche; chiederemo loro di inventare molecole che aumentino il desiderio di aprirsi al mondo.
Così come abbiamo fatto creando l'HDAD e chiedendo medicine che la curassero perché bambini "troppo" attivi ci rompevano le scatole con "troppe" richieste; così chiederemo medicine per ragazzi "troppo" chiusi ma altrettanto "troppo" esigenti.
Troppo faticoso è mettere in gioco le nostre scelte, lavorare direttamente per migliorare la situazione.
Come sempre, la via di mezzo, l'abbiamo buttata alle ortiche.
Fonti:
http://www.psychomedia.it/pm/pit/cybpat/pierdominici-palma.htm
Libri:
Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione
di Ricci Carla
Editore: Franco Angeli

Nucleare? Io dico no!

by maxtraetto (02/03/2009 - 19:43)


Abbiamo fatto manifestazioni e raccolto dati per favorire la presentazione di un referendum
che non permettesse il funzionamento di centrali nucleari.
Abito nei pressi di una delle centrali nucleari italiane e, benché non abbia mai superato la
fase dei test, ha prodotto tantissimi danni e materiale radioattivo.
Il referendum si fece e vinse il No al nucleare.
Ora, un Berlusca qualsiasi, dice che quello che gli italiani hanno scelto non conta più
niente e ha  inserito nella legge 113, la possibilità, da parte di privati, di lavorare sul
ucleare per quanto riguarda la produzione di energia elettrica.
Come sempre, la grande ipocrisia e la grande capacità di prendere in giro le persone, di
quest'individuo, ci vuol portare a credere che lo stato, cioè tutti noi, non pagheremo niente
per quanto riguarda gli aggiornamenti scientifici nel campo della produzione energetica fatta
con il nucleare.
Ma quando mai!
Ci sono paesi in Europa che producono il 20% di energia sfruttando il vento, noi stiamo sotto
il 2%.
Già questo dato basterebbe a rendere inutili le centrali, visto che queste sopperiranno al 10%
delle nostre necessità, se poi pensiamo che la tecnologia necessaria al nostro aggiornamento
nel campo del nucleare la dovremo pagare proprio a questi paesi, mi fa pensare che ci stanno
trattando come gli imbecilli che, non capendo una mazza, gli forniamo il denaro necessario alle
loro innovazioni nella produzione di energia con fonti rinnovabili.
Le centrali che già abbiamo e che saranno destinate ad accogliere i nuovi impianti, andranno
praticamente, smantellate, con tutte le problematiche relative allo smaltimento delle migliaia
di tonnellate di materiale radioattivo o a rischio di radioattività.
Quanto costerà?
Un pacco di denari.
Dieci o dodici sono gli anni necessari ad attivare una centrale, che immancabilmente, siccome
siamo in Italia, come minimo raddoppieranno. E' successo con i termovalorizzatori e con i ponti
e con la TAV e con i rigassificatori, con successivo e, ipocritamente imponderabile, lievitazione
dei costi.
Ci vorranno dieci o dodici anni di attività, affinché queste centrali, con i presunti risparmi
energetici, diventino attive economicamente e, siccome siamo in Italia, questi tempi raddoppieranno.
Perciò, ad essere ottimisti, ma proprio tanto ottimisti, forse intorno al 2035/2040, le nostre
centrali saranno economicamente attive.
E nel frattempo il resto del mondo che farà?
I paesi che oggi con l'eolico, producono il 20% del proprio fabbisogno energetico, avranno raggiunto
una tale capacità produttiva, che ci venderanno la corrente in quando più conveniente di quella
prodotta da centrali nucleari che nel frattempo saranno vecchie di trent'anni. E sto pensando solo
all'eolico, non prendo ancora in considerazione gli enormi passi che nel frattempo si faranno nel
fotovoltaico, o nello sfruttamento delle maree, o dello sfruttamento della differenza di salinità
presso le foci dei fiumi o... in tutti quei campi dell'energia ottenuta da fonti rinnovabili,
mentre noi saremo ancora qui a cercare dove buttare le scorie, dato che nel frattempo, tutte le
centinaia di centrali nucleri ora esistenti, avranno saturato ogni buco di questa nostra amata
terra.
Si dice che il petrolio sta finendo. Ci credo poco, o meglio, sta finendo il petrolio raggiungibile
in modo economicamente vantaggioso, con l'attuale tecnologia, senza tenere conto del fatto che chi
ha una merce da vendere adduce alla mancanza della stessa per ottenere prezzi maggiormente vantaggiosi.
Però, faccio finta che sia vero, ma se le fonti informative dalle quali giungono queste notizie sono
sincere e fondate, lo sono anche quando mi dicono che in modo ancor più drammatico, sta finendo
l'uranio. E allora? Facciamo centrali che usano come carburante una sostanza che già ora sta finendo?
Siamo proprio dei volponi, non c'è che dire?
O i volponi sono coloro che sanno che ci andranno a guadagnare un sacco di soldi solo per mettere in
mezzo tutto questo ambaradan, sapendo che non se ne farà niente, tanto loro troveranno, nel frattempo,
altri sistemi per farci brutti scherzi?
Pochi anni orsono, erano necessari parecchi, ma parecchi metri quadri di pannelli solari, per produrre
un solo chilowatt, per parecchi intendo 15 0 20, figuriamoci trent'anni fa; oggi ne sono sufficienti
5 o 6. Fra trent'anni, chi avrà utilizzato le proprie risorse per migliorare il fotovoltaico, un
chilowatt lo potrà produrre con le suole delle proprie scarpe, e noi?
Saremo ancora lì a cercare di far partire un referendum che ci tolga le centrali nucleri dai gorgoni.
Non datemi retta, ho detto un sacco di fregnacce, quindi informatevi da fonti più attendibili di
questa mia lettera, l'importante è che non appoggiate la tesi di Berlusca basandovi solo sulle sue
di fragnacce. Io ho ascoltato un tipo che di nome fa Rubbia,  mi ha fatto venire dei dubbi e li ho
approfonditi. Da ciò sono nate le qui sopra considerazioni, vi prego smentitele, altrimenti
siamo nella merda.

Per Eluana

by maxtraetto (09/02/2009 - 20:27)


La situazione della famiglia Englaro,  mi ha dato tantissimo da pensare.
Da molto tempo cerco di aprire la mia mente a tutto ciò che ho intorno, soprattutto cerco sempre di mettere in dubbio le mie opinioni, consapevole del fatto che ad ogni nuova nozione sento il dovere di ripropormi di prendere in considerazione il fatto che probabilmente devo cambiare idea, soprattutto se la nuova nozione mi da l'impressione di allontanarmi dalla sofferenza.
Prima pensavo che sarebbe stato giusto lasciarla andare, in quanto, nella medesima condizione, avrei espresso le stesse richieste.
Anche io come Eluana, ritevo violenza ogni abuso effettuato sul mio corpo, ogni manovra fatta sulla mia ciccia senza un mio consenso.
Poi, dopo aver letto qualche riga qua e la, ho pensato che, capita spesso, che alcune persone, non sopportando sofferenze occorsegli, si lascino andare, smettano di desiderare di vivere fino al punto che, qualsiasi terapia medica gli venga applicata, non sortisca effetto; viceversa, anche in casi di grave malattia, il forte desiderio di vivere, aumenti l'effetto dei medicinali fino a migliorare completamente la situazione o almeno, rimandando una già annunciata dipartita. Questi pensieri mi hanno portato a pensare che se Eluana, nonostante tutto, non si sia ancora spenta, forse è perché si sente incompleta, o meglio, non ancora adatta a morire, vuole rimanere ancora qui in quanto non si sente pronta a lasciare quell'involucro che a noi sembra senza vita ed inutile, mentre per lei è ancora importante. Cerco di spiegarmi meglio, le mie idee a riguardo sono ancora un po' confuse.
Se un individuo, privato di un arto o di un organo, non perde nemmeno un pezzetto del suo"se", ma adegua la propria vita a queste mancanze.
Se un individuo, privato di molti arti o della possibilita di muoversi comodamente e per comunicare deve fare enormi sforzi, ma nonostante questo non perde nemmeno un pezzetto del suo "se", ma adegua la sua esistenza a queste mancanze.
Chi mi dice che un individuo che non può muoversi e non ha alcun modo di comunicare, non conservi comunque tutto ciò che di grande e cosmico aveva quando era "normale"?
Non potendo rispondere a questa domanda sono stato tentato di pensare che forse è meglio che Eluana venga messa nella condizione di vivere fino a che lei non decida di spegnersi, almeno fino a quando lei decida che non ce la fa più e lasci questa terra, come tante volte fa chi non ha più voglia di lottare e si lasci morire anche se non a rischio di morte immediato?
Ora invece sto nutrendo un altro pensiero.
Se è vero come è vero che un individuo di spirito puro, con esercizio e disciplina, riesce a raggiungere livelli di coscienza straordinari, in modo intenzionale, chi mi dice che essendo questa una possibilità data all'essere umano, in caso di forzata esclusione dal mondo dei sensi, un individuo, avendo solo la propria coscienza, non raggiunga più facilmente un'elevazione e un miglioramento, che chi distratto dalla "realtà", riesce a raggiungere solo dopo molto tempo e molti sforzi?
Questo pensiero mi porta ad una terza considerazione; dopo il pensiero che Eluana deve essere lasciata andare; dopo il pensiero che Eluana debba essere aiutata a vivere, nasce il pensiero che questi pensieri appartengono solo a noi.
Noi soffriamo a vedere Eluana in quello stato.
Noi soffriamo al pensiero che chi sta vicino ad Eluana, viva una condizione che per noi sarebbe difficile da sopportare.
Noi pensiamo che la vita è sacra.
Noi pensiamo che saremmo disposti ad ogni sacrificio per mantenerla in vita.
Forse, Eluana, già ha lasciato quell'involucro da molto tempo.
Forse, Eluana è talmente superiore a noi, in quanto, priva delle distrazioni della vita "reale", che di quel corpo che noi vediamo, non sa più che farsene.
Forse, ad Eluana, manca solo che i microvolt prodotti dal suo corpo fisico, smetano di essere in circolo per poter, finalmente, raggiungere quel tutto dal quale, ognuno di noi, prende in prestito un po' di energia, e con la morte restituisce al tutto.
Alla fine di tutte queste mie chiacchiere, voglio esprimere quello che per ora è il mio pensiero: ad Eluana non importa più ciò che succede al suo corpo, o già se ne andata, o è prossima ad andarsene, tutte le questioni che abbiamo messo in mezzo noi, qui, appartengono solo a noi, quindi, visto che da "viva" aveva espresso alcuni desideri, lasciamo che chi si sente in dovere di esaudirli, venga messo nella condizione di farlo.
Un abbraccio

La situazione della famiglia Englaro,  mi ha dato tantissimo da pensare.Da molto tempo cerco di aprire la mia mente a tutto ciò che ho intorno, soprattutto cerco sempre di mettere in dubbio le mie opinioni, consapevole del fatto che ad ogni nuova nozione sento il dovere di ripropormi di prendere in considerazione il fatto che probabilmente devo cambiare idea, soprattutto se la nuova nozione mi da l'impressione di allontanarmi dalla sofferenza.Prima pensavo che sarebbe stato giusto lasciarla andare, in quanto, nella medesima condizione, avrei espresso le stesse richieste.Anche io come Eluana, ritevo violenza ogni abuso effettuato sul mio corpo, ogni manovra fatta sulla mia ciccia senza un mio consenso.Poi, dopo aver letto qualche riga qua e la, ho pensato che, capita spesso, che alcune persone, non sopportando sofferenze occorsegli, si lascino andare, smettano di desiderare di vivere fino al punto che, qualsiasi terapia medica gli venga applicata, non sortisca effetto; viceversa, anche in casi di grave malattia, il forte desiderio di vivere, aumenti l'effetto dei medicinali fino a migliorare completamente la situazione o almeno, rimandando una già annunciata dipartita. Questi pensieri mi hanno portato a pensare che se Eluana, nonostante tutto, non si sia ancora spenta, forse è perché si sente incompleta, o meglio, non ancora adatta a morire, vuole rimanere ancora qui in quanto non si sente pronta a lasciare quell'involucro che a noi sembra senza vita ed inutile, mentre per lei è ancora importante. Cerco di spiegarmi meglio, le mie idee a riguardo sono ancora un po' confuse.Se un individuo, privato di un arto o di un organo, non perde nemmeno un pezzetto del suo"se", ma adegua la propria vita a queste mancanze.Se un individuo, privato di molti arti o della possibilita di muoversi comodamente e per comunicare deve fare enormi sforzi, ma nonostante questo non perde nemmeno un pezzetto del suo "se", ma adegua la sua esistenza a queste mancanze.Chi mi dice che un individuo che non può muoversi e non ha alcun modo di comunicare, non conservi comunque tutto ciò che di grande e cosmico aveva quando era "normale"?Non potendo rispondere a questa domanda sono stato tentato di pensare che forse è meglio che Eluana venga messa nella condizione di vivere fino a che lei non decida di spegnersi, almeno fino a quando lei decida che non ce la fa più e lasci questa terra, come tante volte fa chi non ha più voglia di lottare e si lasci morire anche se non a rischio di morte immediato?Ora invece sto nutrendo un altro pensiero.Se è vero come è vero che un individuo di spirito puro, con esercizio e disciplina, riesce a raggiungere livelli di coscienza straordinari, in modo intenzionale, chi mi dice che essendo questa una possibilità data all'essere umano, in caso di forzata esclusione dal mondo dei sensi, un individuo, avendo solo la propria coscienza, non raggiunga più facilmente un'elevazione e un miglioramento, che chi distratto dalla "realtà", riesce a raggiungere solo dopo molto tempo e molti sforzi?Questo pensiero mi porta ad una terza considerazione; dopo il pensiero che Eluana deve essere lasciata andare; dopo il pensiero che Eluana debba essere aiutata a vivere, nasce il pensiero che questi pensieri appartengono solo a noi.Noi soffriamo a vedere Eluana in quello stato.Noi soffriamo al pensiero che chi sta vicino ad Eluana, viva una condizione che per noi sarebbe difficile da sopportare.Noi pensiamo che la vita è sacra.Noi pensiamo che saremmo disposti ad ogni sacrificio per mantenerla in vita.Forse, Eluana, già ha lasciato quell'involucro da molto tempo.Forse, Eluana è talmente superiore a noi, in quanto, priva delle distrazioni della vita "reale", che di quel corpo che noi vediamo, non sa più che farsene.Forse, ad Eluana, manca solo che i microvolt prodotti dal suo corpo fisico, smetano di essere in circolo per poter, finalmente, raggiungere quel tutto dal quale, ognuno di noi, prende in prestito un po' di energia, e con la morte restituisce al tutto.Alla fine di tutte queste mie chiacchiere, voglio esprimere quello che per ora è il mio pensiero: ad Eluana non importa più ciò che succede al suo corpo, o già se ne andata, o è prossima ad andarsene, tutte le questioni che abbiamo messo in mezzo noi, qui, appartengono solo a noi, quindi, visto che da "viva" aveva espresso alcuni desideri, lasciamo che chi si sente in dovere di esaudirli, venga messo nella condizione di farlo.Un abbraccio

 

 

Aggiungo qui altre riflessioni, forse meno pacate e più catartiche, ma necessito di questo sfogo.

Quando ho scritto le righe qui sopra, non sapevo che il corpo di Eluana si fosse definitivamente spento, e i miei pensieri a riguardo, per ora non sono mutati. Resto nella convinzione che tutta la questione intorno ad Eluana, riguardi solo ed esclusivamente noi, qui, sul piano più materiale di questa nostra vita.

Sono sempre più convinto, che una persona nelle condizioni di Eluana, abbia la possibilità di far evolvere la propria coscienza in un modo così elevato, che una persona che lo voglia fare con l'intenzionalità più pura, necessiti di più vite per ottenere il medesimo risultato.

Non è una condizione che uno si auspichi per se stesso per abbreviare i tempi verso il Nirvana, però, probabilmente, se noi qui, per prima cosa, dobbiamo eliminare la sofferenza data dai desideri che produciamo a causa di ciò che ci circonda  Una persona privata di ogni relazione con il mondo che c'è qui, dopo un periodo dall'inesplicabile lunghezza, riesce a fare a meno del suo corpo, e migliora la parte più essenziale del suo sé, così come un cieco accentua le prestazione dei sensi che gli rimangono, per supplire alla mancanza della vista.

Tutte le considerazioni che ho fatto, le ho espresse proprio in quanto convinto che le uniche persone in grado di decidere siano quelle più vicine a chi si trova nelle medesime condizioni di Eluana.
Con quale purezza d'animo dai dell'assassino ad una persona che ha implorato aiuto, anche alle istituzioni, per ben quindici anni.
Quando rifiutavano di accettare ciò che chiedeva papà Englaro, lui non si arrendeva, ma senza togliere valore alle parole di giudici e medici, cercava altre formule per rinnovare la richiesta.
Se le istituzioni, fino all'ultimo istante, avessero rifiutato di accettare le richieste della famiglia Englaro, forse anche il padre di Eluana avrebbe detto a se stesso che dopotutto aveva lottato finché poteva. Chiedeva aiuto e nessuno lo ascoltava così come altre migliaia di situazioni analoghe stanno aspettando un aiuto che è di là a venire.
Berlusca e banda hanno accusato parecchie persone di avere troppa fretta di risolvere la questione.
Troppa fretta?
Persone che in attesa dell'arrivo  di qualcuno si sono consumati gli occhi a furia di guardare l'orologio per ben diciassette anni.
Molti hanno detto che Eluana si è spenta all'improvviso.
All'improvviso? Diciassette anni passano all'improvviso?
E' vero che il tempo ha una dimensione relativa, ma qui siamo al paradosso del paradosso.
Mi sarebbe piaciuto essere la dove tante persone accusavano di inumanità la famiglia Englaro e i medici coinvolti nella faccenda per chiedere a quelle stesse  persone di compiere un gesto pratico atto ad aiutare materialmente alcune persone che vivono quel dramma, quanti avrebbero accettato? Quanti di loro hanno rifiutato di acquistare la stazione per giocare alla televisione con giochini che inebetiscono i bambini qui dove si sta bene, e ne mandano al massacro altrettanti per estrarre e trasportare il materiale che ne permette le tanto decantate ottime performance?
Nessuno o quasi, qui piangono la morte di una persona e d'altro canto niente o poco fanno per aiutare che potrebbe evitarsi sofferenze anche maggiori.
Sicuramente molte persone hanno pianto con purezza d'animo per tutto ciò che è capitato ad Eluana, ma sono anche altrettanto convinto che se all'esterno dell'ospedale di Udine non ci fossero stati tutti quei riflettori, per convincere le persone ad attivarsi per una veglia, sarebbe stato dannatamente faticoso.
Spesso con il movimento con il quale opero, cerchiamo di coinvolgere le persone ad attivarsi e a partecipare agli eventi che mettiamo in piedi per cause altrettanto nobili, ma senza riflettori e senza quell'aria da grande fratello che tanto fa innamorare. Le persone che veramente riusciamo a coinvolgere, anche solo emotivamente, sono sempre le solite e si contano sulle dita di poche mani.

L'uomo è destinato alle stelle, e deve vivere la vita che abbiamo in prestito, per migliorare il tutto di cui siamo parte, eventi come questo, mettono in evidenza quanto ancora siamo inadeguati e quanto ancora dobbiamo lavorare, inoltre, se non stiamo attenti, certi atteggiamenti ci fanno regredire di alcune reincarnazioni, così da dover riprendere daccapo un faticoso lavoro già espletato da grandi maestri con sacrificio e dedizione.

La vita e quel masso che Sisifo spinge continuamente, e parole basse come quelle espresse da alcuni, fanno ruzzolare quel masso,  nuovamente verso il fondovalle.

Io già ho ripreso a spingere, forse sono un po' capatosta.

Un abbraccio

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