HIKIKOMORI
Letteralmente si intente per hikikomori una persona che tende ad isolarsi.
Il Dott. Tamaki SAITO, un esperto in questo argomento, ritiene che sia un fenomeno analogo
a quello che succede in occidente dove però i giovani tendono a vivere senza una fissa dimora.
In Giappone, dove il fenomeno è stato per la prima volta identificato,
i figli tendono a rimanere in famiglia, in Italia li si chiama "mammoni", in paesi dove per cultura si tende a crescere i figli tenendoli a lungo in casa, per essere da
loro accuditi in vecchiaia, li si chiama "parasite singles".
E' facile che parte di questi "parasite singles" diventi hikikomori, più difficile che succeda in occidente, dove lo scopo principale dei genitori è quello di offrire ai figli, il maggior numero possibile di opportunità di affrancamento dalle cure familiari.
In occidente è facile che i giovani senza offerte migliori, cedano ad abbondanti bevutedi alcolici; a manifestare il proprio disagio con atteggiamenti violenti. In Giappone, più che cedere alla violenza, si lasciano andare all'apatia, a considerare il mondo esterno
non adatto alla loro presenza, questo atteggiamento di isolamento, causato da un intrinseco
senso di superiorità, se non altro, li allontana dal suicidio, svolta che sembrerebbe
obbligatoria davanti ad un estremo desiderio di isolamento che, invece, il forte narcisismo inibisce.
Il mio pensiero è orientato verso una paura, da parte dei genitori, di un mondo esterno dove
primeggiano violenza, alcol e droghe; dove un tempo si vedeva, nell'autoisolamento di un figlio,
un fatto da eliminare stimolandolo il più possibile a svolgere una vita sociale più ricca e varia
possibile, oggi si tende ad evitare ai figli i problemi che proprio le generazioni di genitori attuali
hanno messo in atto con un consumismo sfrenato portato alle più estreme conseguenze.
Finché sono i figli degli altri a comprare oggetti inutili, finché sono gli altri che devono avere figli
consumatori sfrenati di ogni cavolata, vendita utile a noi per mantenere un nostro ritmo di consumi diventato
estremamente edonistico, tutto va bene, quando invece sono i nostri figli a diventare potenziali
vittime di un mercato sfrenato, allora riteniamo più salutare che essi perdano più tempo davanti al monitor di un computer piuttosto che vivere all'esterno, correndo il rischio che diventino vittime, loro per primi, di quel sistema che noi stiamo perpetrando.
Una volta si diceva:
-Esci, vai a giocare i cortile, non ti respirare solo aria viziata, vai a farti una corsa che fuori si sta meglio.
Oggi tendiamo a dir loro:
- Stai a casa, che vai a fare in strada, con tutti quei tossici che girano, mi hai rotto le scatole che volevi il gioco al computer e ora nemmeno lo usi.
Praticamente noi stiamo generando dei mostri incapaci di relazionarsi con gli altri, inzuppandoli di timori che noi stessi creiamo per conservare stili di vita che, per vittime prime, hanno proprio i nostri figli.
Ora che cosa succederà?
Chiederemo supporto alle case farmaceutiche; chiederemo loro di inventare molecole che aumentino il desiderio di aprirsi al mondo.
Così come abbiamo fatto creando l'HDAD e chiedendo medicine che la curassero perché bambini "troppo" attivi ci rompevano le scatole con "troppe" richieste; così chiederemo medicine per ragazzi "troppo" chiusi ma altrettanto "troppo" esigenti.
Troppo faticoso è mettere in gioco le nostre scelte, lavorare direttamente per migliorare la situazione.
Come sempre, la via di mezzo, l'abbiamo buttata alle ortiche.
Fonti:
http://www.psychomedia.it/pm/pit/cybpat/pierdominici-palma.htm
Libri:
Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione
di Ricci Carla
Editore: Franco Angeli






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